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Chiesa Parrocchiale di San Giovanni Battista (Sec. XVII)

La parrocchiale dedicata a San Giovanni Battista è una costruzione di discreta fattura del XVII secolo, si presenta a navata unica e il suo interno è arricchito da cinque eleganti altari marmorei.
Sono dei primi anni del Novecento i dipinti che decorano le pareti. La chiesa è affiancata dal noto campanile, ormai simbolo del paese, costruito su un progetto di Antonio Bellotti, dal capomastro Carlo Vaccaroli, il quale apportò numerose modifiche al progetto iniziale: riprese infatti alcuni elementi tipici dell'Antonelli, con il auqle aveva lavorato in precedenza.
La costruzione terminò nel 1876 e il campanile fu elevato sino a 52 metri. La parte superiore risente del gusto neomedievale, mentre la parte inferiore è di sostegno con costoloni intonacati di colore chiaro, in contrasto con il rosso dei mattoni a vista.


Stemma della Provincia di Novara Tratto da:
Guida Turistica e Atlante Stradale Provincia di Novara
Assessorato al Turismo - Legenda srl Novara
(Domodossola 1991)


Il Campanile

a cura di Amedeo Pistochini

E' l'emblema del paese: la sua verticalità e armonia di forme attraggono chiunque le osservi e rendono omaggio alle grandi capacità di impegno e di mestiere dei costruttori del secolo scorso che, col lavoro umano e con abilità manuale, sono riusciti a costruire un'architettura che risponde anche a criteri estetici.
La sua costruzione fu decisa a seguito del crollo del piccolo campanile posto sul lato nord della chiesa Parrocchiale di San giovanni Battista, avvenuto nella notte dell'11 aprile 1873.
I lavori iniziarono nella primavera del 1875 e il 7 settembre dello stesso anno il campanile, nella sua struttura, era terminato.
Nel 1876 furono messi gli intonaci e le stabiliture; fu costruito il casotto dell'orologio e furono sistemate le strutture generali (ringhiera, porta, balla bronzea, croce).
A luglio vennero fuse le nuove campane e messo in opera il concerto campanario. Il progetto del campanile era stato affidato all'architetto Paolo Rivolta di Novara, allora conosciutissimo nel Novarese, che però morì.
L'ufficio tecnico provinciale della Prefettura di Novara invità quindi l'amministrazione comunale a rivolgersi all'ingegnere Antonio Bellotti di Oleggio per l'elaborazione di un nuovo progetto. L'ingegnere oleggese rielaborò in modo molto personale e libero il progetto del Rivolta, ma il risultato fu mediocre, che non soddisfaceva nessuno, neanche il progettista.
Arrivò l'approvazione prefettizia ma alla gara d'appalto nessuno si presentò. Grande fu lo sconforto e la frustrazione fra i maranesi. Si discuteva sulla collocazione del campanile, pensando che fosse la causa dell'asta mancata, ma, alla fine, prevalse la volontà del Bellotti che presentò un progetto completamente diverso, con nuove soluzioni tecniche e con costi inferiori.
L'asta per la costruzione del campanile venne vinta dall'impresario Lorenzo giorgetti di Novara e l'incarico di assistente ai lavori fu affidato a Carlo Vaccaroli, "capomaestro" muratore, molto conosciuto nel Novarese per la sua grande pratica in grado di aiutarlo a risolvere anche opere piuttosto impegnative e, soprattutto, per l'esperienza che si era costruita lavorando alle dipendenze dell'architetto Alessandro Antonelli.
I contrasti fra l'ingegnere progettista e il capomastro furono interminabili; tuttavia quest'ultimo prevalse in quanto la sua presenza in cantiere era continua e indispensabile.
Le trasgressioni del Vaccaroli risultarono determinanti per l'aspetto finale della torre campanaria.
Il Bellotti, attraverso un fitto e interessante carteggio con la commissione municipale, continuava a segnalare le differenti realizzazioni costruttive e a non riconoscerle come proprie; tuttavia non abbandonò la direzione dei lavori.
La realizzazione evidenziò una maggior altezza totale della costruzione e in particolare della parte finale, attribuitile al Vaccaroli che alterò in modo evidente gli originari moduli e forme bellottiane (del resto risulta evidente la differenza tra fusto e parte terminale del campanile anche se le due parti si compenetrano armoniosamente).
Indubbiamente la costruzione, liberata dai ponteggi, si presentò con un profilo alquanto diverso da quello proposto dal progetto, ma la popolazione maranese la accettò con orgoglio, trovandosi comunque di fronte un'opera che avrebbe potuto caraterizzarei il paese.
Al di là delle vicende storiche e costruttive, la torre campanaria di Marano è diventata un "segno" per il territorio circostante, su cui si impone per lo slancio della sua struttura e per le sagome taglienti delle sue forme.
I particolari e i rimandi di dettaglio sembrano voler frantumare la compatta imponenza della struttura e la solennità dell'insera costruzione.
La parte inferiore è prevalentemente strutturale, di sostegno, con costoloni in bugnato, raccordata stilisticamente con la parte superiore attraverso le finestre ogivali e rotonde e con la rottura della cornice marcapiano, poco oltre la metà del piedistallo.
La parte superiore è costruita con gusto neomedievale, con forme spinte in tutta la loro verticalità strutturale, che esprimono un atteggiamento di audacia progressiva e di solida capacità inventiva, sempre basata, però, su soluzioni determinate da riflessioni continue e calcolate.
Soprattutto in questa parte sono evidenti i riferimenti antonelliani (Bellinzago, Boca, Nvoara e Torino).
L'intonaco chiaro dei costoloni e delle superfici in contrasto con il rosso dei mattoni a vista, l'elegante gravità che ne scaturisce e la minuzia di alcuni particolari architettonici, creano un insieme che permette una facile comprensione della struttura generale ma anche una dettagliata lettura, nulla togliendo al suo dinamismo globale.
Lo stile neomedievale del Bellotti, l'inventiva goticheggiante e le esigenze tecnologiche del Vaccaroli, passando attraverso la lezione antonelliana, hanno prodotto un'opera architettonica di grande eleganza che sprigiona l'idea impressionistica di una leggerezza sfumante nel cielo.


Stemma della Provincia di Novara Tratto da:
"Percorsi, Storia e Documenti Artistici del Novarese - Volume 15 Marano Ticino e Mezzomerico"
Provincia di Novara 1998.






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